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7 marzo 2015

              Momenti di Musàr

        Parashat Ki Tissà

        “Moshé tornò da Hashem e disse: «Ti scongiuro, questo

        popolo ha commesso un grave peccato e si sono fatti

        divinità d’oro. Ora, sarebbe bene che perdonassi la loro

        colpa; altrimenti, Ti chiedo di cancellarmi dal Tuo libro che hai

        scritto»” (Shemot 32, 31-32).

        A seguito del peccato del vitello d’oro, Moshé Rabbenu

        intervenne in difesa del popolo d’Israele al fine di ottenere

        il perdono di Hashem. Per quale ragione quindi, anziché

        “sminuire” l’entità delle loro colpe, egli finisce per ingradirle

        dicendo a D-o Benedetto che gli ebrei avevano “commesso un

        grave peccato”?

        La verità è che la condizione basilare per il compimento di

        una effettiva teshuvà ̴ pentimento è costituita proprio dal

        riconoscimento delle proprie colpe e della propria trasgressione:

38      non bisogna cercare giustificazioni ed attenuanti per le proprie
        azioni, bensì ammettere di avere sbagliato e pentirsi di ciò con

        il cuore spezzato.

        Noi vediamo infatti che dal momento che Adam HaRishon ha

        cercato di giustificare il proprio peccato, dicendo ad Hashem

Sabato  che “è stata la donna che Tu mi hai messo accanto che mi ha

        dato un frutto dall’albero e io l’ho mangiato” (Bereshit 3, 12),

        il suo pentimento non fu accettato da D-o Benedetto, e fu

        pertanto del tutto inutile in quanto non completo ed effettivo.

        Quando Moshè Rabbenu si rivolse ad HaQadosh Baruch Hu

        affinché fosse accettata la teshuvà del popolo d’Israele, invece,

        egli disse innanzitutto “questo popolo ha commesso un

        grave peccato” (Shemot 32, 31)!! E ciò affinché fosse chiaro che

        gli ebrei erano ben consapevoli della gravità delle loro azioni

        e che non cercavano in alcun modo di fornire giustificazioni

        o scusanti di sorta per il proprio peccato, volendo compiere

        una teshuvà completa e con animo contrito: fu proprio

        questa sincera condotta che fece sì che Hashem si convinse a

        perdonare il popolo d’Israele…
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