Page 13 - TORà E HAFTARòT CARTONATO con Audio
P. 13

La Torà
            XI
               e le haftaròt con Rashi          Introduzione





            giardino e la donna con una evidente esagerazione sostiene che il Signore aveva vietato
            solo il frutto dell’albero in mezzo al giardino, ma non solo di cibarsene bensì anche di
            toccarlo (mentre in verità il divieto divino era limitato al consumo). Nel testo a questo
            punto il serpente risponde: «Non morirete affatto!». Rashi nota che la perentorietà della
            risposta del serpente non è giustificata da quanto la precede e per spiegarla ricorre a un
            Midràsh che illustra l’episodio in modo suggestivo, quasi cinematografico. Egli spiega che
            approfittando della bugia della donna il serpente, che a quel tempo aveva braccia e gambe
            ed era simile all’uomo, la spinse contro l’albero per dimostrarle che come non era morta
            toccandolo, non sarebbe morta neppure mangiandone il frutto. Rashi ci offre in questo
            modo un quadro che non solo è figurativamente molto più interessante di quanto risulta
            dalla mera traduzione del dialogo, ma apre la strada a numerose importanti considerazioni
            riguardanti il modo più opportuno di parlare e riferire quanto ci viene detto e nello stesso
            tempo ci indica sottilmente che quando si chiude la porta alla verità possono derivarne solo
            conseguenze negative. Di questo noi, discendenti di Eva, ne avvertiamo ancora oggi tutti
            gli effetti negativi!

            Caratteristiche del testo e della traduzione
               ► La traduzione, il più possibile letterale, segnala la presenza del commento di Rashi con
            un accorgimento tipografico: tutte le parti del testo che Rashi analizza sono in grassetto mentre
            talora delle parentesi quadre in grassetto racchiudono in sintesi il contenuto delle sue spiega-
            zioni. Parentesi quadre in chiaro segnalano invece le parole aggiunte al testo per dare senso
            compiuto alla frase.
               ► A fianco all’ebraico della Torà e alla traduzione, nella stessa pagina, si trova tutto Rashi
            in ebraico vocalizzato e con un font quadrato, che è di lettura più agevole e identico criterio è
            stato utilizzato per tutte le haftaròt, accompagnate dal testo di Rashi senza vocalizzazione; il
            lettore potrà così seguire e approfondire le sue spiegazioni.
               ► All’interno della traduzione si trovano dei numeri accompagnati da un simbolo tondo
            di differente colore, bianco o nero: questi segnalano i 613 precetti positivi e negativi secondo
            il sèfer HaChinnùch. Il loro elenco, completato da brevissime didascalie e suddiviso per pa-
            rashòt, si trova in calce al libro; in quella sede, quando un precetto trova applicazione anche
            oggi è accompagnato da una stellina ebraica.
               ► Tutta la traduzione delle parashòt e delle haftaròt è affiancata da brevi didascalie. Queste
            sono state poi raccolte all’inizio del testo, così da poter scorrere velocemente il contenuto di
            ogni brano e individuare i passi che si cercano.
               ► Nel testo ebraico della Torà e nella traduzione italiana sono segnalate in modo chiaro le
            fermate delle parashòt settimanali; nella parte ebraica si possono trovare anche le fermate della
            breve lettura di Shabbàt pomeriggio, lunedì e giovedì. Inoltre, con delle piccole stelle ebraiche,
            ho evidenziato i punti nei quali è possibile, secondo alcune tradizioni, aggiungere delle fermate
            supplementari durante la lettura della Torà di Shabbàt.
               ► Studiando le parashòt e le haftaròt ho acquisito l’abitudine di segnare a mano sul mio
            libro il punto dove il testo, secondo la tradizione liturgica italiana, viene cantato seguendo la
   8   9   10   11   12   13   14   15   16   17   18