Page 11 - TORà E HAFTARòT CARTONATO con Audio
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La Torà
            IX
               e le haftaròt con Rashi    Introduzione e presentazione



                                      Introduzione



















            D       evo confessare che mi è risultato più difficile dal punto di vista psicologico inizia-

                    re a scrivere questa introduzione che decidere di tradurre la Torà. Causa della dif-
                    ficoltà non è qualche impedimento a illustrare il contenuto del lavoro, ma l’essere
            restio di natura a parlare delle mie esperienze personali. Da una persona amica mi è stato
            però suggerito che il migliore approccio con i lettori è la sincerità e, naturale conseguenza,
            è vincere la riservatezza.

            Gli antefatti

               Eccomi dunque a esporre i miei trascorsi. Mi trovo oggi, alla vigilia di Pésakh 5764, a
            oltre quarant’anni da quando ho messo piede nel collegio rabbinico Margulies-Disegni di
            Torino, con in mano un lavoro del quale stento a rendermi conto. A dodici anni un anziano
            signore vestito di nero e con la barba bianca mi si è avvicinato al tempio di via Jommelli a
            Milano dove, per chi si ricorda, c’era la casa di riposo per anziani. Da ragazzo frequenta-
            vo quel tempietto con una certa regolarità, ma senza troppa convinzione, sia per l’età che
            per la scarsissima preparazione religiosa della mia famiglia. Del resto in casa mancava la
            figura paterna da quando avevo tre anni ed era già molto che mi recassi abbastanza rego-
            larmente alla funzione di Shabbàt mattino. Mi è gradito ricordare che allora il tempio era
            tenuto dal rabbino Aldo Perez z. l., con un’affettuosa atmosfera familiare, benché rigida-
            mente osservante.
            Quell’anziano signore era rav Dario Disegni, rabbino capo di Torino e direttore del colle-
            gio rabbinico Margulies, che io non avevo mai visto prima. Al termine della funzione mi
            propose la possibilità di frequentare gratuitamente il collegio rabbinico di Torino, almeno
            per prova. Non nascondo che questa occasione costituiva per la mia famiglia anche un
            concreto aiuto, oltre che per l’opportunità di proseguire gli studi con un’assistenza più
            costante, anche per il fatto che non comportava alcuna spesa. E la cosa che rav Disegni
            ha fatto con me l’ha ripetuta in tutte le comunità italiane e del bacino del mediterraneo;
            inoltre egli non si preoccupava mai di avere i fondi necessari in anticipo: prima cercava i
            ragazzi da educare e successivamente provvedeva a chiedere alle persone abbienti quanto
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