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Un assaggio del DAF HaYomì – la pagina di Talmud B. del giorno
Undicesimo capitolo chèlek~(tutto Israele ha una) parte (nel mondo futuro)
Seù she’arìm rashechèm
Quattrocento anni dopo l’uscita dall’Egitto, il re Salomone costruì a Gerusalemme il primo Bet Hamikdàsh. Fino a quel giorno i sacrifici e gli atti di culto si svolgevano nel Mishkàn, nel Tabernacolo che nel corso degli anni ebbe sedi differenti.
Quando il re Salomone si accinse a introdurre l’Arca del patto nel Bet Hamikdàsh, le porte di accesso al Santuario si serrarono una all’altra e non fu possibile portare a termine il trasferimento.
Allora il re Salomone si mise a pregare recitando ben ventiquattro differenti tipi di supplica, ma nessuna di esse sortì effetto perché le porte del Bet Hamikdàsh rimasero bloccate. Il re Salomone recitò in forma di preghiera anche i versetti dei Salmi (Tehillìm 24, 7-9): «7} Sollevate, o porte, i vostri frontali e siate innalzati, o portali eterni, così che possa entrare il Re della Gloria. 8} Chi è questo Re della Gloria? L’Eterno, forte e potente, l’Eterno, valoroso in battaglia! 9} Sollevate o porte i vostri frontali, alzatevi, o eterni portali, così che possa entrare il Re della Gloria», sperando che con essi le porte si schiudessero, ma ancora non fu esaudito. Fu solo quando Salomone pregò il Signore di poter usufruire del merito di suo padre, il re Davide, che miracolosamente e prontamente i portali si spalancarono.