18 Il re dell’Egitto mandò a chiamare le levatrici e disse loro: «Perché vi siete comportate in questo modo? Voi avete lasciato in vita i bambini». 19 Le levatrici dissero al faraone: «Le donne ebree non sono come quelle egiziane. Esse sono [esperte nello sgravarsi come] animali selvatici: ancor prima che la levatrice arrivi, hanno già partorito». 20 Il Signore beneficò le levatrici. Il popolo crebbe e divenne molto forte. 21 Poiché le levatrici ebbero timore del Signore, Egli generò da loro [grandi] famiglie. 22 Il faraone allora diede ordine a tutto il suo popolo, dicendo: «Ogni figlio maschio deve essere gettato nel fiume, mentre lascerete vivere ogni femmina».
2 1 Un uomo della casa di Levi andò e sposò la figlia di Levi. 2 La donna rimase gravida e generò un figlio. Ella vide che era buono e lo tenne nascosto per tre mesi. 3 Quando non poté più tenerlo nascosto, prese una cesta di giunco, la cosparse di bitume e di pece, vi mise dentro il bimbo e la depose sulla riva del fiume, nel canneto. 4 Sua sorella [del bimbo] rimase distante per vedere cosa gli accadeva. 5 La figlia del faraone scese presso il fiume a bagnarsi, mentre le sue ancelle procedevano lungo le rive del fiume. Ella vide la cesta in mezzo al canneto, mandò la sua serva e questa la raccolse; 6 la aprì e vide il bambino, ed ecco che il fanciullo stava piangendo; ne ebbe compassione e disse: «Questo è uno dei bambini ebrei». 7 La sorella [del bimbo] disse alla figlia del faraone: «[Desideri] che vada a chiamarti tra le donne ebree una nutrice che allatti per te il bambino?». 8 «Va’!» le disse la figlia del faraone. La ragazza andò e chiamò la mamma del bambino. 9 La figlia del faraone le disse: «Prendi questo bambino e nutrilo per me, e io ti darò il tuo compenso». La donna prese il bambino e lo allattò. 10 Quando il bambino fu cresciuto, ella lo portò alla figlia del faraone e fu per lei come un figlio. Ella gli diede nome Mosè perché diceva: «Io l’ho tratto fuori dall’acqua».
| Sefer Shemòt |
| vv. 1, 18 - 2, 10 |
Voce di Moise Levy |
“Aprì e vide il bambino ed ecco che piangeva…” (Shemòt 2, 6). Lo Tzaddìk Rabbì Dov Beèr di Mezritc, conosciuto come il Maghìd, successore dopo il Baàl Shem Tov alla guida del movimento chassidico, soleva dire: “Tre cose l’uomo deve imparare da un bambino: 1) Un bambino è sempre felice, 2) Un bambino non è mai fermo senza fare nulla, 3) e quando un bambino desidera qualcosa scoppia a piangere fino a che non la ottiene”. E conclude secondo il verso del Talmud: “La porta delle lacrime non si chiude mai”.
| Tallit e Tefillin: | 7.09 |
| Hanetz HaChama: | 8.03 |
| Termine lettura Shema: | 9.38 |
| Mincha Ghedola: | 12.50 |
| Tramonto: | 16.54 |
| Tre stelle: | 17.34 |
| Scansione mensile: | |
| salmi 79 - 82 | |
AUDIO | |
| Scansione annuale: cap. 42, 6 |
| Inizia a mangiare il più grande |
POSITIVA 248 Precetto che regola le norme dell’eredità
Quando muore una persona e questa non ha figli…(Bemidbàr 27, 8) [400].