La Torà del giorno: Vaikrà (6)

27 [121] Se chi ha peccato fosse una persona del popolo che abbia involontariamente eseguito uno dei precetti dell’Eterno che non doveva essere compiuto, e sia [pertanto] divenuto colpevole, 28 oppure [se, in un tempo successivo all’atto stesso] gli è stato reso noto il peccato che ha commesso, [allora] per il peccato che ha commesso dovrà portare come sua offerta una capretta femmina senza imperfezioni. 29 Poserà la sua mano sulla testa del sacrificio khattàt e scannerà il khattàt nel [medesimo] luogo dell’olà. 30 Il sacerdote prenderà col suo dito una parte del sangue e lo metterà sulle sporgenze dell’altare dell’olà; poi rovescerà tutto il sangue [rimasto] alla base dell’altare. 31 Toglierà tutto il suo grasso nello stesso modo in cui viene tolto il grasso del sacrificio shelamìm e il sacerdote lo brucerà sull’altare, quale profumo gradito all’Eterno. Così il sacerdote chiederà espiazione per lui e gli sarà perdonato.

32 Se per il sacrificio khattàt porterà un agnello, dovrà portare una femmina senza imperfezioni. 33 Poserà la sua mano sulla testa del sacrificio khattàt e lo scannerà in qualità di khattàt nel medesimo luogo dove si scanna l’olà. 34 Il sacerdote prenderà con il suo dito parte del sangue del sacrificio khattàt e lo porrà sulle sporgenze dell’altare dell’olà. Verserà tutto il [resto del] suo sangue alla base dell’altare. 35 Toglierà tutto il suo grasso come viene tolto il grasso dell’agnello del sacrificio shelamìm e il sacerdote lo brucerà sull’altare sui fuochi [che sono stati accesi] per l’Eterno. Così il sacerdote chiederà espiazione per lui, per il peccato che ha commesso [l’offerente], e gli sarà perdonato.

5 1 [122] Quando qualcuno pecca in quanto ha udito un giuramento [in un caso in cui è richiesta la sua testimonianza] e lui è un testimone [valido] per aver visto o essere a conoscenza [di qualcosa di rilevante] ma non rende testimonianza, allora porterà il peso della sua colpa. 2 Oppure se qualcuno a cui [l’impurità] è ignota tocca una cosa impura, sia che si tratti della carcassa di un animale selvatico impuro o della carcassa di un animale domestico impuro o dei resti di un animale che brulica, egli è impuro e [qualora poi entri nel santuario o mangi cibi sacri] è colpevole; 3 oppure, se tocca le impurità derivanti da un uomo [defunto], qualsiasi esse siano, con le quali ci si rende impuri e [poi la sua impurità per dimenticanza] gli diventa ignota, quando [dopo essere entrato nel santuario o aver mangiato cibi sacri] si rende conto [di essere impuro] è colpevole; 4 oppure, se qualcuno giura pronunciando con le labbra di fare [a se stesso] qualcosa di male o di bene, giurando per qualsiasi cosa si possa fare oggetto di un giuramento e [per dimenticanza il giuramento] gli diventa ignoto, quando si rende conto [del proprio errore] è colpevole per ciascuna di queste [trasgressioni]; 5 nel caso in cui si sia reso colpevole di una di queste [situazioni], dovrà confessare ciò in cui ha peccato, 6 e a causa del peccato commesso [123] dovrà portare il suo sacrificio ashàm all’Eterno, una femmina presa dal gregge, un’agnella o una capretta, e il sacerdote chiederà espiazione per lui per il suo peccato. 7 Se i suoi mezzi non sono sufficienti per [acquistare] l’agnella, allora porterà all’Eterno come sacrificio ashàm due tortore o due giovani piccioni, una per il sacrificio khattàt e una per l’olà; 8 le porterà al sacerdote e offrirà per prima quella che è per il sacrificio khattàt. [124] [Il sacerdote, con la propria unghia] inciderà la sua testa [dell’animale da sacrificare] proprio all’altezza della nuca, ma non staccherà [la testa dal corpo] completamente. 9 Spargerà il sangue dell’offerta khattàt sulla parete dell’altare e il resto del sangue sarà spremuto sulla base dell’altare; [come tale] è un sacrificio khattàt. 10 Poi egli [l’offerente] preparerà il secondo animale per l’olà, come è prescritto [in precedenza; 1, 14-17] dalla norma [per l’offerta di volatili]. Il sacerdote chiederà per lui espiazione dal peccato che ha commesso e gli sarà perdonato.

La Torà cantata
Sefer Vaikrà
vv. 4, 27 - 5, 10

Voce di Moise Levy
Commento del giorno sulla Torà

LEterno chiamò Mosè (Vaikrà 1, 1). La parola “vaikrà” con cui comincia la Parashà è scritta con una alef più piccola rispetto alle altre lettere. Secondo Rabbènu Yakòv ben Ashèr, conosciuto come Bal Haturim, Moshè desiderava che la parola vaikrà fosse scritta nello stesso modo con cui il Signore si espresse nei riguardi di Bilàm, cioè senza la alef finale (vaiker) (Bemidbàr 23, 4). Questa espressione indica una rivelazione casuale. Moshè pensa che anche questa rivelazione in questa Parashà sia casuale, egli infatti non ritiene di essere degno di un’attenzione particolare da parte di Dio. Il Signore invece fa aggiungere la alef alla parola, per indicare che non si tratta affatto di una rivelazione casuale e che il rapporto con Moshè è ben diverso da quello con Bilàm. La alef è però scritta più piccola per ricordare l’umiltà di Moshè.

Venerdì 2 Nisan 5786 - 20 Marzo 2026
Tallit e Tefillin: 5.12
Hanetz HaChama: 6.27
Termine lettura Shema: 8.34
Mincha Ghedola: 13.01
Accensione delle candele: 18.17
Fine Shabbat o Yom Tov: Sabato 21-3-2026 alle 19.17
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salmi 10 - 17

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POSITIVA 155 Rendere sacro il giorno di Shabbàt

Ricorda il giorno di Shabbàt per santificarlo

(Shemòt 20, 8) [31].