La Torà del giorno: Shemòt (4)

3 1 Mosè pascolava il gregge di suo suocero Itrò, sacerdote di Midiàn. Egli condusse il gregge al di là del deserto e giunse al monte del Signore, a Khorèv. 2 Un angelo dell’Eterno gli apparve dentro a un fuoco dal mezzo di un cespuglio. Egli osservò ed ecco, il cespuglio stava bruciando, ma [nonostante ciò] il cespuglio non si consumava. 3 Mosè disse: «Voglio spostarmi per osservare [meglio] questa grande visione: perché il cespuglio non brucia?». 4 Quando l’Eterno vide che [Mosè] si spostava per osservare, il Signore lo chiamò da dentro il cespuglio e disse: «Mosè, Mosè» e [Mosè] disse: «Eccomi». 5 [L’Eterno] disse: «Non avvicinarti oltre! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo dove ti trovi è un terreno sacro». 6 Poi disse: «Io sono il Signore di tuo padre, il Signore di Abramo, il Signore di Isacco e il Signore di Giacobbe». Mosè nascose il proprio viso perché aveva timore di guardare verso il Signore. 7 L’Eterno disse: «Ho osservato attentamente la sofferenza del Mio popolo che si trova in Egitto, ho udito il loro grido a causa [della crudeltà] dei loro oppressori e [ora] terrò presente le loro pene. 8 Sono disceso per salvarlo dalla mano dell’Egitto e per portarlo via da quel paese, verso una terra bella ed estesa, verso una terra stillante latte e miele; verso il territorio dei canaanèi, dei khittèi, degli emorèi, dei perizèi, dei khivvèi e degli jevusèi. 9 Ecco che ora il grido dei figli d’Israele è giunto fino a Me e ho visto l’oppressione con la quale gli egiziani li affliggono. 10 Ora vai. Io ti manderò dal faraone e tu porterai fuori dall’Egitto il Mio popolo, i figli d’Israele». 11 Mosè disse al Signore: «Chi sono io che debba andare dal faraone? Sono io in grado di far uscire i figli d’Israele dall’Egitto?». 12 [Il Signore] disse: «[Andrai dal faraone] perché Io sarò con te. Questa sarà per te la prova che sono Io che ti ho inviato: quando porterai fuori il popolo dall’Egitto, voi servirete il Signore su questo monte». 13 Mosè disse al Signore: «Ecco, quando sarò arrivato dai figli d’Israele e avrò detto loro: “Il Signore dei vostri padri mi ha inviato da voi" essi mi diranno: “Qual è il Suo nome?". Cosa dirò loro?». 14 Il Signore disse a Mosè: «Ehyiè Ashèr Ehyiè~Io sarò [loro d’aiuto in questa circostanza così] come sarò [d’aiuto in altre simili circostanze]» e [il Signore] disse: «Questo è quello che devi dire ai figli d’Israele: “Ehyiè mi ha mandato da voi"». 15 Il Signore continuò a dire a Mosè: «Questo è quello che devi dire ai figli d’Israele: “L’Eterno, il Signore dei vostri padri, il Signore di Abramo, il Signore di Isacco e il Signore di Giacobbe mi ha mandato da voi. Questo è il Mio nome in eterno ed è così [che] devo essere ricordato per tutte le generazioni"».

La Torà cantata
Sefer Shemòt
vv. 3, 1 - 3, 15

Voce di Moise Levy
Commento del giorno sulla Torà

Solitamente tutti i Mefarshim – commentatori, giudicano il comportamento della figlia del Faraone le kaf zecut - dandone un giudizio positivo. Ciò però potrebbe non esser così. Innanzi tutto ci si deve domandare quando sia terminato il decreto del Faraone di uccidere i maschi ebrei, poiché più avanti nella Torà noi vediamo Moshè Rabbènu contornato da giovani (Yehoshua, Kalèv, etc.). Sappiamo che Moshè è stato destinato da Dio ad essere il Gohèl – redentore d’Israele, e che da Dio stesso era protetto, ciò è dimostrato dal fatto che la madre Yocheved riuscì a tenerlo nascosto per i primi 3 mesi, e che non gli accadde nulla anche quando fu messo nella Tevà – cesta. Quando però la figlia del Faraone lo vide nella cesta prima ebbe compassione perché lo vide piangere, e poi disse: Questo è uno dei bambini ebrei (Shemòt 2, 6) li capì che quel bambino era il Gohèl – il redentore annunciato dagli astri, e si rese conto che non sarebbe stato possibile ucciderlo poiché Dio lo proteggeva. Lei allora pensò che non potendo uccidere il corpo forse avrebbe potuto uccidere la sua anima, crescendolo in mezzo all’avodà zarà – il culto idolatrico e alla ricchezza, sicuramente si sarebbe dimenticato della sua missione. Allora gli diede un nome egiziano Moshè che significa “io l’ho tratto dalle acque”. I Maestri c’insegnano che una delle cose che ha mantenuto i figli d’Israele in Egitto è stato proprio mantenere la tradizione dei nomi ebraici. E se ci soffermiamo sul significato del nome Moshè e se a questo associamo il noto insegnamento dei Maestri che l’acqua è la Torà, allora ne deduciamo che la figlia del Faraone gli dà questo nome con l’intenzione di sradicarlo dalla fonte della vita, che è la Torà. Ma i Maestri ci hanno insegnato che l’anima ebraica non si spegne mai, ed anche quando il fuoco è spento, i carboni sotto le ceneri sono sempre accesi e basta un piccolo soffio di vento per far riaccendere il fuoco che sembrava spento. Così accadde a Moshè Rabbènu, dopo essere stato cresciuto in mezzo all’avodà zarà e alla ricchezza si risveglia quando vede l’egiziano picchiare un ebreo. Questa spiegazione può essere uno dei motivi perché il Faraone permise a sua figlia di portare e crescere un bambino ebreo nella sua casa. E viene ad appoggiare questa tesi il Midràsh che ci dice che Moshè quando era bambino fu messo davanti ad un tavolo dove c’erano pietre preziose e carboni ardenti, e che la sua mano stava per prendere le pietre e Dio glie la spostò sui carboni, poiché se avesse preso le pietre il Faraone lo avrebbe fatto uccidere. Molto probabilmente in quel momento il Faraone decide di interrompere il suo decreto fermando il massacro dei bambini ebrei perché convinto di aver oramai traviato il loro redentore.

Mercoledì 18 Tevet 5786 - 7 Gennaio 2026
Tallit e Tefillin: 7.09
Hanetz HaChama: 8.03
Termine lettura Shema: 9.38
Mincha Ghedola: 12.51
Tramonto: 16.56
Tre stelle: 17.36
Tehillim del giorno
Scansione mensile:
salmi 88 - 89

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Kitzur Shulchan Aruch del giorno
Scansione annuale: cap. 43, 4
Consumare un pasto a base di pane e frutta 

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Le Mitzvot del giorno

POSITIVA 176 Nominare dei giudici e dei sovrintendenti in ognuno degli insediamenti ebraici

Metterai dei giudici e dei sovrintendenti alle porte di tutte le tue città

(Devarìm 16, 18) [491].

NEGATIVA 284 Non nominare un giudice che non sia esperto in Torà, anche se ha una buona cultura generale

In un giudizio non dovrai guardare in faccia a nessuno

(Devarìm 1, 17) [414].

POSITIVA 175 Attenersi al parere della maggioranza nelle questioni di ordine legale

Seguire il parere della maggioranza..

(Shemòt 23, 2) [78].