5 1 L’Eterno parlò a Mosè dicendo: 2 [362] «Ordina ai figli di Israele che mandino fuori [da tutte e tre le suddivisioni] dell’accampamento chiunque sia affetto da tzaràat, [dalle prime due suddivisioni] chiunque abbia una perdita seminale e [solo dalla prima] chiunque sia diventato impuro per [il contatto con i resti di] un morto. 3 Maschi o femmine che siano, li manderete fuori, e [363] non renderanno impuro il loro accampamento, nel quale Io risiedo in mezzo a loro». 4 I figli di Israele fecero così, e li mandarono fuori dall’accampamento; i figli di Israele eseguirono fedelmente [quanto] l’Eterno aveva detto a Mosè.
5 L’Eterno parlò a Mosè dicendo: 6 «Parla ai figli di Israele: “Quando un uomo o una donna commettono un torto contro qualcuno, rubando [e poi giurando] falsamente contro l’Eterno, e la propria persona si sarà [così] resa colpevole 7 [364] dovranno confessare la loro colpa, [quello] che hanno commesso, restituendo per intero l’ammontare [dell’oggetto causa] della propria colpa e aggiungendovi un quinto [del valore]. [Quindi il colpevole] lo darà a colui al quale egli possa essere [a sua volta] debitore. 8 Ma se questi, [il creditore, è un proselita e] non ha parenti cui si possa restituire il debito, allora il debito da restituire [appartiene] all’Eterno, [quindi] al sacerdote, oltre al [dovuto] montone di espiazione, tramite il quale otterrà espiazione [per il peccato]. 9 Di tutte le cose consacrate dei figli di Israele, ogni terumà [delle primizie dei sette prodotti di Israele] che essi presenteranno al sacerdote diventerà di proprietà di quest’ultimo. 10 [Se non vengono consegnate al sacerdote] tutte le sue [decime] consacrate, saranno sue, [del proprietario, solo quelle, in quanto perderà il resto del proprio raccolto] mentre ciò che uno darà a un sacerdote [in quanto gli spetta di diritto, farà sì che] a lui apparterrà [una grande ricchezza]"».
| Sefer Bemidbàr |
| vv. 5, 1 - 5, 10 |
Voce di Moise Levy |
“E concedi la pace ...” (Bemidbàr 6, 26). In questi ultimi versi della Parashà di Nasò viene data da Dio la mitzvà della Birkàt Cohanìm. Ci fa notare il garnde Saggio Rabbenù Yakòv ben ‘Ashèr, conosciuto come Bàal ha - Turìm, che la Ghematrià - il valore numerico, dell’ultima parola della Birkàt Cohanìm la parola “Shalom” - pace, ha lo stesso valore della parola Esàv - Esaù, denominazione questa attribuita a chi non è ebreo. Viene qui sottolineato dalle Scritture l’importanza di essere solleciti nell’interessarsi alle condizioni del prossimo, al suo benessere, ciò che nel linguaggio rabbinico è chiamato Sheelàt Shalom - domanda di pace. Ciò viene a sottolineare che tale sollecitudine sia intesa anche nei riguardi del non ebreo. E’ scritto nel Talmùd (Berachot 17a): “Hanno detto a proposito di Rabbàn Yochannan ben Zakaì che nessuno mai in vita gli anticipò la Shalom, persino i non ebrei”.
| Tallit e Tefillin: | 4.13 |
| Hanetz HaChama: | 5.48 |
| Termine lettura Shema: | 8.25 |
| Mincha Ghedola: | 13.57 |
| Tramonto: | 20.51 |
| Tre stelle: | 21.33 |
| Scansione mensile: | |
| salmi 18 - 22 | |
AUDIO | |
| Scansione annuale: cap. 95, 2 |
| Come si misura il techùm Shabbàt di una città |
NEGATIVA 62 Non giurare invano nel nome del Signore
Non giurerai nel nome del Signore tuo D-o invano
(Shemòt 20, 7) [30].