La Torà del giorno: Tzàv (2)

12 L’Eterno parlò a Mosè dicendo così: 13 [136] «Questa è l’offerta di Aronne e dei suoi figli, che essi dovranno presentare all’Eterno nel giorno dell’unzione: un decimo di efà di fior di farina, come offerta minkhà quotidiana, una metà al mattino e una metà la sera. 14 Essa sarà preparata nella padella con olio [e poi] ammorbidita con acqua ben calda. La presenterai dopo averla scottata ripetutamente e cotta in forno come offerta minkhà [dopo averla fatta] in pezzi, profumo gradito all’Eterno. 15 [Questa offerta] la dovrà fare il sacerdote che, tra i suoi figli, sarà unto per succedergli [e svolgere il servizio al suo posto]. È una norma perenne per l’Eterno e dovrà essere bruciata interamente [senza prelievi per consumarne]. 16 Ogni minkhà [di un’offerta volontaria] del sacerdote dovrà essere bruciata interamente, [137] non se ne potrà mangiare».

17 L’Eterno parlò a Mosè dicendo così: 18 «Parla ad Aronne e ai suoi figli dicendo così: [138] “Questa è la legge del sacrificio khattàt: nel luogo dove viene scannato [l’animale del sacrificio] olà , sia scannato anche [quello del] khattàt, dinanzi all’Eterno; questa è cosa santissima. 19 Lo mangerà il sacerdote [che può] eseguire il sacrificio come khattàt e dovrà essere consumato in un luogo sacro, nel cortile della tenda del convegno. 20 Qualunque [alimento] verrà a contatto con la sua carne diverrà [parimenti] sacro e qualora parte del suo sangue venga spruzzato sulle vesti, ciò su cui è [stato] spruzzato il sangue dovrai lavarlo in un luogo sacro. 21 Il recipiente di terracotta in cui [il sacrificio] sarà stato sottoposto a cottura dovrà essere rotto; e se [invece] sarà stato cotto in un recipiente di rame, esso sarà immerso in acqua calda e risciacquato in acqua [fredda]. 22 Qualsiasi maschio tra i sacerdoti ne mangerà: è cosa santissima. 23 [139] Se invece una parte del sangue di qualsiasi [tipo di sacrificio] khattàt sia stata portata per il rito espiatorio nella tenda del convegno, nel santuario, esso non potrà essere mangiato: esso deve essere bruciato nel fuoco.

7 1 [140] Questa è la legge del sacrificio ashàm: esso è cosa santissima. 2 Nel luogo dove scanneranno l’olà, si scanni [anche] l’ashàm e se ne sparga il sangue sull’altare, all’intorno. 3 Di esso se ne offrirà tutto il grasso: la coda grassa, il grasso che ricopre le interiora, 4 i due reni e il grasso che li ricopre che si trova attorno ai lombi; l’appendice che si trova sopra al fegato si staccherà assieme ai reni. 5 Il sacerdote farà bruciare tutto questo sull’altare come offerta col fuoco all’Eterno: è un sacrificio ashàm. 6 Di essi ne potrà mangiare qualsiasi maschio tra i sacerdoti; dovrà essere consumato in un luogo sacro, è cosa santissima. 7 Il sacrificio khattàt è come il sacrificio ashàm, [a questo riguardo] a entrambi si applica la medesima legge: esso appartiene al sacerdote che [è nelle condizioni adatte per] compiere con esso il rito espiatorio. 8 [Riguardo al] sacerdote che offre l’olà per qualcuno, la pelle dell’olà che ha offerto appartiene a lui, al sacerdote. 9 Ogni minkhà che è cotta nel forno e tutto ciò che è preparato nella pentola o nella padella, è destinata alla [famiglia del] sacerdote che l’ha offerta [in quel giorno]. 10 E ogni minkhà [volontaria], impastata con olio o asciutta, spetterà a tutti i figli di Aronne, in eguale misura tra loro.

La Torà cantata
Sefer Vaikrà
vv. 6, 12 - 7, 10

Voce di Moise Levy
Commento del giorno sulla Torà

Impartisci questordine (Vaikrà 6, 2). I Maestri si domandano perché la Torà usi in questo verso delle parole di comando e non di chiamata o di richiesta. Una richiesta impartitaci sotto forma d’ordine ci spinge ad un’azione sollecita. Spiega Rashì che occorre essere più solleciti dove ci può essere una perdita economica e, in questo caso, visto che l’argomento trattato riguarda le regole dei sacrifici che comportano anche un impegno economico, il testo dice: Impartisci questordine.

Devar Torà

Questa è la legge per lolà e la minchà, per il sacrificio di chattàt e per quello di ashàm (Vaikrà 7, 37). Lo Zaddik Rabbì Bruchel di Mezbuz, nipote del Baal Shem Tov, commentava questo verso con visione Chassidica dicendo: “Questa è la Torà - alcune volte questa è paragonata al olà ed alla minchà, erano queste delle offerte con valore espiatorio. Altre volte è paragonata ai sacrifici di chattàt e di ashàm, erano questi sacrifici preposti all’espiazione di gravi trasgressioni commesse”. Quando l’uomo studia la Torà senza un fine materiale, le shem shamaim - in nome del cielo, questa diviene per lui come una pozione della vita, senza la quale non può più vivere, ed espia per lui tutte le trasgressioni commesse. Come è detto: Questa è la legge per lolà e la minchà. Quando in vece chi la studia lo fa per scopi personali e non la mette in pratica, questa diviene per lui un veleno mortale e sarebbe stato meglio per lui se non fosse mai venuto al modo. Come è detto: Questa è la legge, per il sacrificio di chattàt e per quello di ashàm .

Devar Torà

Ed il recipiente di terracotta in cui [il sacrificio] sarà stato sottoposto a cottura, dovrà esser rotto (Vaikrà 6, 21). Il grande commentatore Rashì sottolinea che, questa mitzvà, e cioè di rompere i recipienti, riguarda tutti i Kodashim, vale a dire tutti i recipienti consacrati. A questo punto si domandano i Maestri quale sia l’insegnamento che la Torà vuole trasmetterci. Il Kelì Yakàr associa l’utensile dove viene cotto il sacrificio per l’espiazione dei peccati con l’uomo. Così come l’utensile assorbe nel suo interno il divieto, e non ha riparazione se non con la sua rottura. Così l’uomo che viene ad espiare un peccato, che ha assorbito nel suo intimo compiendo quella trasgressione, non ha riparazione se non con la “rottura” – lacerazione del proprio cuore. Solo così con il “cuore rotto” l’uomo potrà arrivare al pentimento ed alla purificazione.

Devar Torà

Sulla legna ardente, sullaltare, tutta la notte fino al mattino (Vaikrà 6, 2). I Maestri si domandano per quale motivo la legna ardente dovesse essere sull’altare. Inoltre è scritto: Un altare di pietra Mi farai (Shemòt 20, 21). Ci si domanda per quale motivo l’altare dovesse essere proprio di pietra? I Maestri rispondono a queste domande affermando che l’uomo è stato creato dalla terra ed il suo nome è appunto Adàm. Pertanto i sacrifici e le offerte vengono innalzati al Signore proprio sull’altare fatto di pietra per espiare quelle colpe commesse per mezzo del corpo che proviene da quell’elemento.

Lunedì 5 Nisan 5786 - 23 Marzo 2026
Tallit e Tefillin: 5.05
Hanetz HaChama: 6.21
Termine lettura Shema: 8.29
Mincha Ghedola: 13.00
Tramonto: 18.39
Tre stelle: 19.14
Tehillim del giorno
Scansione mensile:
salmi 29 - 34

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Kitzur Shulchan Aruch del giorno
Scansione annuale: cap. 115, 4
Preghiera anticipata e svolgimento della seudà shelishìt~terzo pasto 

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Le Mitzvot del giorno

NEGATIVA 321 Non oltrepassare i confini consentiti di una città durante lo Shabbàt

Nel settimo giorno nessuno potrà uscire dal proprio luogo

(Shemòt 16, 29) [24].