6 1 L’Eterno parlò a Mosè dicendo così: 2 «Impartisci quest’ordine ad Aronne e ai suoi figli dicendo: “Questa è la legge dell’olà; essa è l’olà [che rimarrà] sulla legna ardente, sull’altare, tutta la notte, fino al mattino, e [per cui] si manterrà acceso il fuoco dell’altare. 3 Il sacerdote indosserà la sua veste di lino [fatta su misura] e metterà i calzoni di lino [direttamente] sulle sue carni; [quindi] [131] preleverà [giornalmente una palata] della cenere [che si sarà formata] quando il fuoco avrà arso l’olà sull’altare e la metterà accanto all’altare. 4 Poi si spoglierà delle proprie vesti e ne indosserà altre. [Quando sull’altare la cenere sarà eccessiva] toglierà la cenere portandola in un luogo puro, al di fuori del campo. 5 Il fuoco dovrà rimanere acceso sull’altare e non lo si lascerà spegnere: ogni mattino il sacerdote vi collocherà della legna a bruciare, vi disporrà l’olà e vi brucerà il grasso del sacrificio shelamìm. 6 [132] Sull’altare dovrà ardere un fuoco in perpetuo e [133] non si dovrà lasciarlo spegnere.
7 Questa è la legge della minkhà: i figli di Aronne la metteranno [all’angolo sud-occidentale] dell’altare, [che si trova] dinanzi all’Eterno. 8 Da esso [dal decimo di efà dell’offerta, il sacerdote] separerà con il proprio pugno parte del fior di farina della minkhà, del suo olio e tutto l’incenso che si trova sulla minkhà, e brucerà [ogni cosa] sull’altare, sua porzione memoriale, profumo gradito all’Eterno. 9 [134] Ciò che di essa sarà rimasto lo mangeranno Aronne e i suoi figli; dovrà essere mangiato senza lievito e in un luogo sacro: lo dovranno mangiare nel cortile della tenda del convegno. 10 [135] [L’offerta] non dovrà essere cotta con lievito, [neppure la parte avanzata]; dalle Mie offerte col fuoco [questa] l’ho concessa come loro porzione – come nel sacrificio khattàt e nel sacrificio ashàm – ed è oggetto santissimo. 11 Qualsiasi maschio tra i figli di Aronne [anche con difetti] la mangerà. Tra le offerte col fuoco all’Eterno, è norma perenne per tutte le vostre generazioni: tutto ciò che verrà in contatto con esse diverrà sacro"».
| Sefer Vaikrà |
| vv. 6, 1 - 6, 11 |
Voce di Moise Levy |
“Impartisci quest’ordine…” (Vaikrà 6, 2). I Maestri si domandano perché la Torà usi in questo verso delle parole di comando e non di chiamata o di richiesta. Una richiesta impartitaci sotto forma d’ordine ci spinge ad un’azione sollecita. Spiega Rashì che occorre essere più solleciti dove ci può essere una perdita economica e, in questo caso, visto che l’argomento trattato riguarda le regole dei sacrifici che comportano anche un impegno economico, il testo dice: “Impartisci quest’ordine…”.
Devar Torà
“Questa è la legge per l’olà e la minchà, per il sacrificio di chattàt e per quello di ashàm…” (Vaikrà 7, 37). Lo Zaddik Rabbì Bruchel di Mezbuz, nipote del Baal Shem Tov, commentava questo verso con visione Chassidica dicendo: “Questa è la Torà - alcune volte questa è paragonata al olà ed alla minchà, erano queste delle offerte con valore espiatorio. Altre volte è paragonata ai sacrifici di chattàt e di ashàm, erano questi sacrifici preposti all’espiazione di gravi trasgressioni commesse”. Quando l’uomo studia la Torà senza un fine materiale, le shem shamaim - in nome del cielo, questa diviene per lui come una pozione della vita, senza la quale non può più vivere, ed espia per lui tutte le trasgressioni commesse. Come è detto: “Questa è la legge per l’olà e la minchà…”. Quando in vece chi la studia lo fa per scopi personali e non la mette in pratica, questa diviene per lui un veleno mortale e sarebbe stato meglio per lui se non fosse mai venuto al modo. Come è detto: “Questa è la legge,… per il sacrificio di chattàt e per quello di ashàm …”.
Devar Torà
“Ed il recipiente di terracotta in cui [il sacrificio] sarà stato sottoposto a cottura, dovrà esser rotto…” (Vaikrà 6, 21). Il grande commentatore Rashì sottolinea che, questa mitzvà, e cioè di rompere i recipienti, riguarda tutti i Kodashim, vale a dire tutti i recipienti consacrati. A questo punto si domandano i Maestri quale sia l’insegnamento che la Torà vuole trasmetterci. Il Kelì Yakàr associa l’utensile dove viene cotto il sacrificio per l’espiazione dei peccati con l’uomo. Così come l’utensile assorbe nel suo interno il divieto, e non ha riparazione se non con la sua rottura. Così l’uomo che viene ad espiare un peccato, che ha assorbito nel suo intimo compiendo quella trasgressione, non ha riparazione se non con la “rottura” – lacerazione del proprio cuore. Solo così con il “cuore rotto” l’uomo potrà arrivare al pentimento ed alla purificazione.
Devar Torà
“Sulla legna ardente, sull’altare, tutta la notte fino al mattino…” (Vaikrà 6, 2). I Maestri si domandano per quale motivo la legna ardente dovesse essere sull’altare. Inoltre è scritto: “Un altare di pietra Mi farai…” (Shemòt 20, 21). Ci si domanda per quale motivo l’altare dovesse essere proprio di pietra? I Maestri rispondono a queste domande affermando che l’uomo è stato creato dalla terra ed il suo nome è appunto “Adàm”. Pertanto i sacrifici e le offerte vengono innalzati al Signore proprio sull’altare fatto di pietra per espiare quelle colpe commesse per mezzo del corpo che proviene da quell’elemento.
| Tallit e Tefillin: | 5.06 |
| Hanetz HaChama: | 6.22 |
| Termine lettura Shema: | 8.30 |
| Mincha Ghedola: | 13.00 |
| Tramonto: | 18.38 |
| Tre stelle: | 19.13 |
| Scansione mensile: | |
| salmi 23 - 28 | |
AUDIO | |
| Scansione annuale: cap. 114, 13 |
| Cautelarsi da chamètz che non è stato venduto secondo le norme |
NEGATIVA 320 Non compiere nessun lavoro di Shabbàt
Non farai nessun tipo di lavoro
(Shemòt 20, 10) [32].