11 [141] Questa è la legge del sacrificio shelamìm che si offrirà all’Eterno. 12 Se [qualcuno] presenterà un sacrificio todà [come ringraziamento in seguito a un evento miracoloso, a liberazione dalla prigione, a un viaggio per mare o a guarigione dalla malattia], allora, insieme al sacrificio todà, offrirà dei pani non lievitati mescolati con olio, cialde non lievitate cosparse di olio e focacce di fior di farina scottate [quanto basta in acqua bollente, e poi] mescolate nell’olio; 13 egli presenterà la sua offerta in aggiunta al sacrificio shelamìm di ringraziamento, unitamente ai pani lievitati. 14 Di questa offerta presenterà un pezzo per ciascun tipo [di pane] come tributo per l’Eterno; esso spetterà al sacerdote che sparge il sangue dei shelamìm. 15 La carne del suo sacrificio shelamìm di ringraziamento sarà mangiata nel giorno dell’offerta; [142] non ne dovrà avanzare fino al mattino [seguente]. 16 Se il sacrificio della sua offerta è votivo o volontario, esso dovrà essere consumato nel giorno in cui ha presentato il suo sacrificio, ma ciò che avanza [dal primo giorno] può [ancora] essere mangiato il giorno successivo. 17 [143] Ciò che [eventualmente] rimane nel terzo giorno della carne del sacrificio dovrà essere bruciato nel fuoco. 18 [144] Se verrà mangiata la carne del sacrificio shelamìm nel terzo giorno, questo non sarà gradito. [Quanto a] colui che l’ha presentato, ciò non gli sarà considerato [a merito]; esso sarà un abominio e la persona che ne avrà mangiato porterà [il peso del] la sua colpa. 19 [145] Non si dovrà mangiare la carne [dei shelamìm] che sarà venuta a contatto con una qualsiasi cosa impura: [146] essa deve essere bruciata col fuoco. Quanto alla carne sacrificale [pura] chiunque sia puro ne può mangiare. 20 La persona che però avrà mangiato la carne del sacrificio shelamìm che appartiene all’Eterno quando ha ancora addosso la propria impurità, quella persona sarà bandita dal suo popolo. 21 Quando una persona toccherà una qualsiasi cosa impura, sia che questa impurità provenga dagli uomini, da un animale impuro o da qualsiasi altra cosa ripugnante e poi mangia della carne del sacrificio shelamìm che appartiene all’Eterno, quella persona sarà bandita dal suo popolo"».
22 L’Eterno parlò a Mosè dicendo così: 23 «Parla ai figli d’Israele dicendo così: [147] “Non mangerete alcun grasso di bue, di pecora o di capra. 24 Il grasso di un animale morto [per causa diversa dalla macellazione] e il grasso di uno [che è stato] sbranato può essere adoperato per qualsiasi uso, ma voi non ne potrete [assolutamente] mangiare 25 perché chiunque mangi il grasso di un animale di cui una parte si offre all’Eterno [come sacrificio] col fuoco, la persona che [lo] mangia sarà bandita dal suo popolo. 26 [148] Non potrete mangiare nessun tipo di sangue, dovunque voi risiederete [anche fuori di Israele], sia esso di volatile o di quadrupedi. 27 Qualsiasi persona mangi del sangue, quella persona sarà bandita dal suo popolo"».
28 L’Eterno parlò a Mosè dicendo così: 29 «Parla ai figli d’Israele in questo modo: “Chi offre il sacrificio shelamìm all’Eterno porti la sua offerta all’Eterno [prelevandola] dal suo sacrificio shelamìm. 30 Le sue mani, [quelle dell’offerente, insieme a quelle del sacerdote] porteranno l’offerta [da ardere] col fuoco all’Eterno: egli [il sacerdote, invece] porterà il grasso che è sul petto e il petto per compiere la tenufà, come offerta tenufà dinanzi all’Eterno. 31 Il sacerdote brucerà il grasso sull’altare, ma il petto spetterà ad Aronne e ai suoi figli. 32 Prelevandola dai vostri sacrifici shelamìm, la coscia destra [dell’animale] la darete al sacerdote come terumà. 33 Colui che [essendo idoneo], tra i figli di Aronne, offre il sangue e il grasso dei shelamìm, a lui, come porzione, appartiene la coscia destra 34 poiché, dai sacrifici shelamìm [fatti] dai figli d’Israele, ho tolto il petto – che viene agitato [tenufà] – e il tributo della coscia [terumà], e li ho destinati al sacerdote Aronne e ai suoi figli [come] norma permanente a carico dei figli d’Israele. 35 Questa è [la parte dovuta] per l’unzione di Aronne e per quella dei suoi figli, presa dalle offerte [bruciate] col fuoco in onore dell’Eterno, dal giorno in cui Egli li avvicinò per essere sacerdoti per l’Eterno". 36 L’Eterno, nel giorno in cui Egli li unse, comandò [come compito] ai figli d’Israele di dare loro [ad Aronne e ai suoi figli] questo; è una norma perenne per le loro generazioni. 37 Questa è la legge per l’olà e la minkhà, per il sacrificio khattàt, per quello ashàm, per quelli dedicati alla consacrazione e per quelli [del sacrificio] di shelamìm 38 che l’Eterno ha comandato a Mosè sul monte Sinài nel giorno in cui ha ordinato ai figli d’Israele nel deserto del Sinài di presentare le loro offerte all’Eterno».
| Sefer Vaikrà |
| vv. 7, 11 - 7, 38 |
Voce di Moise Levy |
“Impartisci quest’ordine…” (Vaikrà 6, 2). I Maestri si domandano perché la Torà usi in questo verso delle parole di comando e non di chiamata o di richiesta. Una richiesta impartitaci sotto forma d’ordine ci spinge ad un’azione sollecita. Spiega Rashì che occorre essere più solleciti dove ci può essere una perdita economica e, in questo caso, visto che l’argomento trattato riguarda le regole dei sacrifici che comportano anche un impegno economico, il testo dice: “Impartisci quest’ordine…”.
Devar Torà
“Questa è la legge per l’olà e la minchà, per il sacrificio di chattàt e per quello di ashàm…” (Vaikrà 7, 37). Lo Zaddik Rabbì Bruchel di Mezbuz, nipote del Baal Shem Tov, commentava questo verso con visione Chassidica dicendo: “Questa è la Torà - alcune volte questa è paragonata al olà ed alla minchà, erano queste delle offerte con valore espiatorio. Altre volte è paragonata ai sacrifici di chattàt e di ashàm, erano questi sacrifici preposti all’espiazione di gravi trasgressioni commesse”. Quando l’uomo studia la Torà senza un fine materiale, le shem shamaim - in nome del cielo, questa diviene per lui come una pozione della vita, senza la quale non può più vivere, ed espia per lui tutte le trasgressioni commesse. Come è detto: “Questa è la legge per l’olà e la minchà…”. Quando in vece chi la studia lo fa per scopi personali e non la mette in pratica, questa diviene per lui un veleno mortale e sarebbe stato meglio per lui se non fosse mai venuto al modo. Come è detto: “Questa è la legge,… per il sacrificio di chattàt e per quello di ashàm …”.
Devar Torà
“Ed il recipiente di terracotta in cui [il sacrificio] sarà stato sottoposto a cottura, dovrà esser rotto…” (Vaikrà 6, 21). Il grande commentatore Rashì sottolinea che, questa mitzvà, e cioè di rompere i recipienti, riguarda tutti i Kodashim, vale a dire tutti i recipienti consacrati. A questo punto si domandano i Maestri quale sia l’insegnamento che la Torà vuole trasmetterci. Il Kelì Yakàr associa l’utensile dove viene cotto il sacrificio per l’espiazione dei peccati con l’uomo. Così come l’utensile assorbe nel suo interno il divieto, e non ha riparazione se non con la sua rottura. Così l’uomo che viene ad espiare un peccato, che ha assorbito nel suo intimo compiendo quella trasgressione, non ha riparazione se non con la “rottura” – lacerazione del proprio cuore. Solo così con il “cuore rotto” l’uomo potrà arrivare al pentimento ed alla purificazione.
Devar Torà
“Sulla legna ardente, sull’altare, tutta la notte fino al mattino…” (Vaikrà 6, 2). I Maestri si domandano per quale motivo la legna ardente dovesse essere sull’altare. Inoltre è scritto: “Un altare di pietra Mi farai…” (Shemòt 20, 21). Ci si domanda per quale motivo l’altare dovesse essere proprio di pietra? I Maestri rispondono a queste domande affermando che l’uomo è stato creato dalla terra ed il suo nome è appunto “Adàm”. Pertanto i sacrifici e le offerte vengono innalzati al Signore proprio sull’altare fatto di pietra per espiare quelle colpe commesse per mezzo del corpo che proviene da quell’elemento.
| Tallit e Tefillin: | 5.02 |
| Hanetz HaChama: | 6.19 |
| Termine lettura Shema: | 8.28 |
| Mincha Ghedola: | 13.00 |
| Tramonto: | 18.40 |
| Tre stelle: | 19.15 |
| Scansione mensile: | |
| salmi 35 - 38 | |
AUDIO | |
| Scansione annuale: cap. 116, 5 |
| Rendere idoneo all'uso un oggetto che abbia subito una riparazione |
INTRODUZIONE ALLE MITZVÒT 159-167
SACRALITÀ DELLE FESTIVITÀPOSITIVA 165 Astenersi dal lavoro nel giorno di Kippùr
Quello sarà per voi un giorno di completo riposo
(Vaikrà 16, 32) [317].
INTRODUZIONE ALLE MITZVÒT 323-329
PROIBIZIONE DI LAVORARE NELLE FESTIVITÀNEGATIVA 329 Non compiere lavori il 10 di Tishrì ( Kippùr )
Non farete nessun tipo di lavoro in quel giorno, in quanto è un giorno di espiazione
(Vaikrà 23, 28) [315].
POSITIVA 164 Digiunare il 10 di Tishrì
Nel dieci di questo settimo mese… voi affliggerete (con il digiuno) le vostre persone
(Vaikrà 23, 27) [313].
NEGATIVA 196 Divieto di mangiare o di bere nel giorno di Kippùr
Perché ogni persona che non avvertirà un sentimento di afflizione, in quello stesso giorno, sarà recisa dal suo popolo
(Vaikrà 23, 29) [316].