22 Poi presentò il secondo montone, il montone del [sacrificio shelamìm, dedicato al]l’investitura, e Aronne e i suoi figli posarono le loro mani sulla testa del montone. 23 [Aronne] lo scannò, mentre Mosè prelevò da esso parte del suo sangue e lo pose sul lobo dell’orecchio destro di Aronne, sul pollice della sua mano destra e sull’alluce del suo piede destro. 24 Poi fece avvicinare i figli di Aronne, e Mosè mise parte del sangue sul lobo del loro orecchio destro, sul pollice della loro mano destra e sull’alluce del loro piede destro. Mosè sparse [poi] il sangue sull’altare, all’intorno. 25 Egli prese [quindi] il grasso, la coda grassa e tutto il grasso che si trova sulle interiora, l’appendice [con parte] del fegato, i due reni e il loro grasso, e la coscia destra. 26 Dal cesto del pane non lievitato che era dinanzi all’Eterno prelevò un pane non lievitato, una pagnotta [intrisa] d’olio e una cialda, e li depose sulle parti grasse e sulla coscia destra. 27 Posò [poi] tutte quelle cose sulle palme di Aronne e sulle palme dei suoi figli, e le agitò per [compiere] una tenufà dinanzi all’Eterno. 28 Mosè le ricevette dalle loro mani e [indossando gli abiti sacerdotali] le bruciò sull’altare in aggiunta all’olà; esse costituiscono il rito dell’investitura, un profumo gradito, un’offerta col fuoco all’Eterno. 29 Dal montone dell’investitura Mosè prese il petto e lo agitò dinanzi all’Eterno; questa fu la porzione per Mosè, così come l’Eterno aveva comandato a Mosè.
| Sefer Vaikrà |
| vv. 8, 22 - 8, 29 |
Voce di Moise Levy |
“Impartisci quest’ordine…” (Vaikrà 6, 2). I Maestri si domandano perché la Torà usi in questo verso delle parole di comando e non di chiamata o di richiesta. Una richiesta impartitaci sotto forma d’ordine ci spinge ad un’azione sollecita. Spiega Rashì che occorre essere più solleciti dove ci può essere una perdita economica e, in questo caso, visto che l’argomento trattato riguarda le regole dei sacrifici che comportano anche un impegno economico, il testo dice: “Impartisci quest’ordine…”.
Devar Torà
“Questa è la legge per l’olà e la minchà, per il sacrificio di chattàt e per quello di ashàm…” (Vaikrà 7, 37). Lo Zaddik Rabbì Bruchel di Mezbuz, nipote del Baal Shem Tov, commentava questo verso con visione Chassidica dicendo: “Questa è la Torà - alcune volte questa è paragonata al olà ed alla minchà, erano queste delle offerte con valore espiatorio. Altre volte è paragonata ai sacrifici di chattàt e di ashàm, erano questi sacrifici preposti all’espiazione di gravi trasgressioni commesse”. Quando l’uomo studia la Torà senza un fine materiale, le shem shamaim - in nome del cielo, questa diviene per lui come una pozione della vita, senza la quale non può più vivere, ed espia per lui tutte le trasgressioni commesse. Come è detto: “Questa è la legge per l’olà e la minchà…”. Quando in vece chi la studia lo fa per scopi personali e non la mette in pratica, questa diviene per lui un veleno mortale e sarebbe stato meglio per lui se non fosse mai venuto al modo. Come è detto: “Questa è la legge,… per il sacrificio di chattàt e per quello di ashàm …”.
Devar Torà
“Ed il recipiente di terracotta in cui [il sacrificio] sarà stato sottoposto a cottura, dovrà esser rotto…” (Vaikrà 6, 21). Il grande commentatore Rashì sottolinea che, questa mitzvà, e cioè di rompere i recipienti, riguarda tutti i Kodashim, vale a dire tutti i recipienti consacrati. A questo punto si domandano i Maestri quale sia l’insegnamento che la Torà vuole trasmetterci. Il Kelì Yakàr associa l’utensile dove viene cotto il sacrificio per l’espiazione dei peccati con l’uomo. Così come l’utensile assorbe nel suo interno il divieto, e non ha riparazione se non con la sua rottura. Così l’uomo che viene ad espiare un peccato, che ha assorbito nel suo intimo compiendo quella trasgressione, non ha riparazione se non con la “rottura” – lacerazione del proprio cuore. Solo così con il “cuore rotto” l’uomo potrà arrivare al pentimento ed alla purificazione.
Devar Torà
“Sulla legna ardente, sull’altare, tutta la notte fino al mattino…” (Vaikrà 6, 2). I Maestri si domandano per quale motivo la legna ardente dovesse essere sull’altare. Inoltre è scritto: “Un altare di pietra Mi farai…” (Shemòt 20, 21). Ci si domanda per quale motivo l’altare dovesse essere proprio di pietra? I Maestri rispondono a queste domande affermando che l’uomo è stato creato dalla terra ed il suo nome è appunto “Adàm”. Pertanto i sacrifici e le offerte vengono innalzati al Signore proprio sull’altare fatto di pietra per espiare quelle colpe commesse per mezzo del corpo che proviene da quell’elemento.
| Tallit e Tefillin: | 4.55 |
| Hanetz HaChama: | 6.13 |
| Termine lettura Shema: | 8.24 |
| Mincha Ghedola: | 12.59 |
| Accensione delle candele: | 18.26 |
| Fine Shabbat o Yom Tov: | Sabato 28-3-2026 alle 19.26 |
| Scansione mensile: | |
| salmi 49 - 54 | |
AUDIO | |
| Scansione annuale: cap. 117, 12 |
| Quando sia necessario dare da mangiare del chamètz a un bambino piccolo |
POSITIVA 166 Astenersi dal lavoro nel primo giorno di Sukkòt
Nel primo giorno vi sarà sacra adunanza
(Vaikrà 23, 35) [318].
NEGATIVA 327 Non compiere lavori il primo giorno di Sukkòt
La festa di Sukkòt… non farete nessun tipo di lavoro servile
(Vaikrà 23, 34-35) [319].
POSITIVA 167 Astenersi dal compiere lavori l’ottavo giorno di Sukkòt
Nell’ottavo giorno, vi sarà per voi sacra adunanza… non farete nessun tipo di lavoro
(Vaikrà 23, 36) [321].
NEGATIVA 328 Non compiere lavori l’ottavo giorno di Sukkòt (Sheminì Atzéret )
L’ottavo giorno… non farete nessun tipo di lavoro servile
(Vaikrà 23, 36) [323].
INTRODUZIONE ALLE MITZVÒT 197-201
PROIBIZIONE DEL CHAMÈTZ
NEGATIVA 199 Non mangiare cibo lievitato alla vigilia di Pésach , dopo mezzogiorno
Con esso non mangerai (nessun cibo contenente) lievito
(Devarìm 16, 3) [485].