14 Egli fece avvicinare il vitello del [sacrificio] khattàt e Aronne e i suoi figli posero le proprie mani sulla testa del bue del khattàt. 15 Mosè [lo] scannò, prese il sangue e col suo dito lo mise sulle sporgenze dell’altare [e] tutt’intorno purificò l’altare, versò il sangue [rimasto] alla base dell’altare e [con questo rituale] lo consacrò perché [da quel momento in poi] su di esso si potesse compiere il rito dell’espiazione. 16 Prese poi tutto il grasso che si trova sulle interiora, l’appendice [con parte] del fegato, i due reni e il loro grasso, e Mosè [li] bruciò sull’altare. 17 Nel fuoco, fuori dal campo, bruciò il vitello, la sua pelle, la sua carne e [gli intestini che ancora contenevano] il suo sterco, così come l’Eterno aveva comandato a Mosè. 18 Presentò il montone dell’olà e Aronne e i suoi figli posero le loro mani sulla testa del montone, 19 e lui [lo] scannò, mentre Mosè sparse il sangue sull’altare, all’intorno. 20 Tagliò il montone nelle sue parti e Mosè bruciò la testa, le parti [sacrificali] e il grasso; 21 poi lavò con acqua le interiora e le zampe, e Mosè bruciò tutto sull’altare. Questo è un olà, profumo gradito, un’offerta col fuoco all’Eterno, così come l’Eterno aveva comandato a Mosè.
| Sefer Vaikrà |
| vv. 8, 14 - 8, 21 |
Voce di Moise Levy |
“Impartisci quest’ordine…” (Vaikrà 6, 2). I Maestri si domandano perché la Torà usi in questo verso delle parole di comando e non di chiamata o di richiesta. Una richiesta impartitaci sotto forma d’ordine ci spinge ad un’azione sollecita. Spiega Rashì che occorre essere più solleciti dove ci può essere una perdita economica e, in questo caso, visto che l’argomento trattato riguarda le regole dei sacrifici che comportano anche un impegno economico, il testo dice: “Impartisci quest’ordine…”.
Devar Torà
“Questa è la legge per l’olà e la minchà, per il sacrificio di chattàt e per quello di ashàm…” (Vaikrà 7, 37). Lo Zaddik Rabbì Bruchel di Mezbuz, nipote del Baal Shem Tov, commentava questo verso con visione Chassidica dicendo: “Questa è la Torà - alcune volte questa è paragonata al olà ed alla minchà, erano queste delle offerte con valore espiatorio. Altre volte è paragonata ai sacrifici di chattàt e di ashàm, erano questi sacrifici preposti all’espiazione di gravi trasgressioni commesse”. Quando l’uomo studia la Torà senza un fine materiale, le shem shamaim - in nome del cielo, questa diviene per lui come una pozione della vita, senza la quale non può più vivere, ed espia per lui tutte le trasgressioni commesse. Come è detto: “Questa è la legge per l’olà e la minchà…”. Quando in vece chi la studia lo fa per scopi personali e non la mette in pratica, questa diviene per lui un veleno mortale e sarebbe stato meglio per lui se non fosse mai venuto al modo. Come è detto: “Questa è la legge,… per il sacrificio di chattàt e per quello di ashàm …”.
Devar Torà
“Ed il recipiente di terracotta in cui [il sacrificio] sarà stato sottoposto a cottura, dovrà esser rotto…” (Vaikrà 6, 21). Il grande commentatore Rashì sottolinea che, questa mitzvà, e cioè di rompere i recipienti, riguarda tutti i Kodashim, vale a dire tutti i recipienti consacrati. A questo punto si domandano i Maestri quale sia l’insegnamento che la Torà vuole trasmetterci. Il Kelì Yakàr associa l’utensile dove viene cotto il sacrificio per l’espiazione dei peccati con l’uomo. Così come l’utensile assorbe nel suo interno il divieto, e non ha riparazione se non con la sua rottura. Così l’uomo che viene ad espiare un peccato, che ha assorbito nel suo intimo compiendo quella trasgressione, non ha riparazione se non con la “rottura” – lacerazione del proprio cuore. Solo così con il “cuore rotto” l’uomo potrà arrivare al pentimento ed alla purificazione.
Devar Torà
“Sulla legna ardente, sull’altare, tutta la notte fino al mattino…” (Vaikrà 6, 2). I Maestri si domandano per quale motivo la legna ardente dovesse essere sull’altare. Inoltre è scritto: “Un altare di pietra Mi farai…” (Shemòt 20, 21). Ci si domanda per quale motivo l’altare dovesse essere proprio di pietra? I Maestri rispondono a queste domande affermando che l’uomo è stato creato dalla terra ed il suo nome è appunto “Adàm”. Pertanto i sacrifici e le offerte vengono innalzati al Signore proprio sull’altare fatto di pietra per espiare quelle colpe commesse per mezzo del corpo che proviene da quell’elemento.
| Tallit e Tefillin: | 4.59 |
| Hanetz HaChama: | 6.16 |
| Termine lettura Shema: | 8.26 |
| Mincha Ghedola: | 13.00 |
| Tramonto: | 18.43 |
| Tre stelle: | 19.17 |
| Scansione mensile: | |
| salmi 44 - 48 | |
AUDIO | |
| Scansione annuale: cap. 117, 5 |
| Miele durante Pésach |
POSITIVA 162 Astenersi dal lavoro durante Shavuòt
E voi proclamerete proprio in questo giorno (al cinquantesimo giorno del conteggio) che vi sia una sacra adunanza
(Vaikrà 23, 21) [308].
NEGATIVA 325 Non compiere lavori durante la festa di Shavuòt
Proprio in questo giorno (il cinquantesimo del conteggio dell’òmer)… non farete nessun tipo di lavoro servile
(Vaikrà 23, 21) [309].
POSITIVA 163 Astenersi dal lavoro durante Ròsh HaShanà
Nel settimo mese, il primo del mese, sarà per voi un giorno di riposo
(Vaikrà 23, 24) [310].
NEGATIVA 326 Non compiere lavori durante Ròsh HaShanà
Nel settimo mese, al primo del mese… non farete nessun tipo di lavoro servile
(Vaikrà 23, 24-25) [311].