Page 16 - PRESENTAZIONE SUL SITO RASHI NELLA QR con audio
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Rashi nella traduzione     XIV
                                                 Presentazione             della Torà e delle Haftaròt





              stesso autore attraverso un breve passo del trattato talmudico di Nedarìm: «È infatti detto:
              “Perché dai grandi Maestri spesso non nascono figli della stessa levatura?”. Secondo Ravinà
              ciò era dovuto al fatto che i Maestri non recitano (nel modo dovuto) la birkàt hatorà».
              Il passo di Talmùd, riportato per esteso da Yaakòv ben Ashèr, continua con un pensiero
              di  Rav Yehudà,  il  quale  riteneva  che  anche  la  distruzione  del Tempio  di  Gerusalemme
              e addirittura l’esilio del popolo ebraico fossero dovute alla punizione mandata dal cielo
              a  causa  del  fatto  che  gli  antichi  Dottori  si  occupavano  di  Torà  senza  però  recitare  con
              applicazione la benedizione relativa al precetto.
              Può dunque una benedizione essere tanto importante nella storia di Israele? Normalmente ogni
              precetto ha la sua benedizione che lo accompagna. Ciononostante, una mitzvà si considera
              comunque valida a tutti gli effetti anche se eseguita senza la relativa berachà~benedizione.
              Per quale motivo solo la birkàt hatorà, qualora fosse stata recitata in modo poco accurato,
              avrebbe procurato l’ira divina e annullato in parte lo studio della Torà fatto dai Maestri che
              vivevano all’epoca del primo Tempio di Gerusalemme? Eminenti studiosi di ogni epoca si
              sono espressi su questo passo del Tur. Qui ci soffermeremo solo sulle parole di Yoèl Sirkes
              di  Lublino,  lette  alla  luce  del  noto  rabbino  e  filosofo Yosèph  Dov  Soloveitchik  (1903-
              1993). La Torà non è un testo di solo studio, da capire e trasmettere; non è la capacità
              intellettuale che si richiede al Maestro, allo studioso o a chiunque si appresti ad affrontare
              un passo di un libro biblico o talmudico. Ai Maestri non si richiede la mera comprensione
              approfondita di passi o versetti, ma prima di ogni altra cosa si richiede la capacità e la
              disponibilità a portare nell’animo il senso della Parola della Torà e a viverla nella pratica
              in modo coinvolgente.
              Secondo i mistici della Spagna medioevale, Dio creò il mondo non per esserne distaccato,
              come pensavano i greci, ma per unirsi a esso attraverso le Sue parole. Al principio il Creatore
              non agisce, ma si limita a dare origine alla terra con l’uso della parola. L’espressione più
              ricorrente del primo capitolo della Genesi infatti è: «Dio disse e fu». Improvvisamente
              però,  al  momento  della  formazione  dell’essere  umano,  la  parola  si  interrompe.  In  quel
              momento Dio tace e opera in silenzio prendendo polvere e acqua per dar vita a un essere
              unico a cui farà dono della capacità di proferire. «Soffiò nelle sue narici un soffio di vita»,
              dice il testo, e il tradutore Onkelòs commenta: «Il soffio della parola», come a dire che
              l’uomo, fin dal momento della nascita, diventa il depositario della forza creatrice che prima
              era solo in possesso di Dio. L’uomo è così l’anello della catena che lega il cielo alla terra.
              L’insegnamento rabbinico: talmud Torà kenéghed cullàm~lo studio della Torà racchiude
              in sé tutti i precetti, non significa che il ruolo più importante per un ebreo sia quello di
              cercare di comprendere il significato di norme e concetti. L’espressione significa semmai
              che a ogni ebreo è dato il dovere assoluto, senza il quale nessun apprendimento avrà senso,
              di rinascere idealmente, giorno dopo giorno, istante dopo istante, per riappropriarsi della
              Parola scritta e a volte celata nella Torà, con l’intento di affiancare Dio nell’importante
              opera della creazione e di mantenere intatto e costante il legame tra il cielo e la terra. Le
              note parole con le quali il popolo ebraico accettò di ricevere la Torà: «Tutto ciò che Dio ha
              detto faremo e ascolteremo», (Shemòt 24, 7), vengono così commentate dal grande Rashi:
              «Tutto ciò che l’Eterno ha detto dal momento della creazione a oggi faremo e ascolteremo».
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